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Pubblicato il 27 Febbraio 2019

Tra pochi giorni sarà martedì grasso e, oltre a prepararti per l’ultima festa di carnevale, non vorrai certo perderti i dolci tipici di questo periodo dell’anno!

Secondo la tradizione nel giorno di martedì grasso venivano consumati tutti i cibi più prelibati avanzati in casa, in particolare i dolci di quella che è sempre stata considerata la festa più allegra dell’anno, prima di seguire un periodo di digiuno e penitenza durante la Quaresima. Naturalmente, mettiti l’anima in pace, lo dice il nome stesso, i dolci tipici del martedì grasso sono quasi tutti rigorosamente fritti! Da Nord a Sud ogni regione ha il suo dolce di carnevale, alcune volte tra le tipicità dei luoghi cambiano solo i nomi, altre volte dietro ad ogni specialità locale vi è una storia a sé.

 

Assaggiamone insieme qualcuna.

 

Le chiacchiere: romane o napoletane?

Iniziamo con il dolce più conosciuto e simbolico del carnevale: le chiacchiere. Non è ancora chiaro a chi appartengano le sue origini, anche perché, come dicevamo prima, sono diffuse in tutta Italia, probabilmente con nomi differenti fra una località e l’altra. Secondo alcuni esperti i loro natali sarebbero riconducibili all’antica Roma, quando, per festeggiare i Saturnali, ovvero il nostro Carnevale, si usava preparare dolci a base di uova e farina chiamati “frictilia”, poiché venivano fritti nello strutto.
C’è anche, però, chi attribuisce la paternità delle chiacchiere ad un cuoco napoletano, un certo Raffaele Esposito, che le avrebbe preparate per la prima volta per la regina Margherita di Savoia la quale, durante un pomeriggio di “chiacchiere”, manifestò un languorino di qualcosa di dolce per sé ed i suoi ospiti.

 

Il sanguinaccio lucano.

Scendendo un po’ più a sud, in Basilicata, scopriamo un altro dolce tipico di queste parti: il sanguinaccio, che altro non è che un dolce a base di sangue del maiale. In molti storceranno il naso, ma vi assicuro che è una delizia. Provare per credere!

In molte regioni d’Italia, dal 1992, la vendita del sangue di maiale è vietata, per cui il suo utilizzo è consentito solo per la preparazione del sanguinaccio classico, in loco subito dopo la macellazione. Tuttavia, in Basilicata, vi sono alcune eccezioni relative al periodo di Carnevale, tant’è vero che direttamente dalle montagne e colline lucane, il sangue del maiale macellato viene raccolto, rimescolato e filtrato, per poi essere fuso insieme al cioccolato fondente, al caffè, al cacao, allo zucchero, alla cannella, ai chiodi di garofano, all’uva passa e infine alla sugna.

 

Scroccafusi e ravioli di castagne marchigiani.

Ritornando al centro Italia, nella zona del Maceratese, incontriamo gli scroccafusi, il cui nome deriva dal rumore che fanno mentre si mangiano. Devono infatti “scrocchiare” sotto i denti. Si tratta di palline di pasta lessate in acqua bollente e poi fritte, con una spolverata di zucchero e bagnate con alchèrmes. Questa ricetta marchigiana deve le sue radici al mondo rurale e ancora oggi viene preparata seguendo fedelmente l’antica procedura.
Nel Piceno, invece, i dolci tipici di questo periodo sono i ravioli di castagne. Ogni famiglia della zona li prepara con diversi giorni di anticipo, per goderne il sapore per tutta la durata del Carnevale.

 

La schiacciata fiorentina.

Risalendo leggermente verso Nord, nella capitale del Barocco toscano, non è realmente Carnevale senza la schiacciata, detta anche “stiacciata unta”, per l’utilizzo dello strutto.
Anche questa è un’antichissima ricetta, che trae le sue origini nella cucina povera e si serviva dei pochi ingredienti a disposizione per dar vita a pietanze davvero gustose. La presenza dello strutto, e talvolta persino dei ciccioli, richiama alla mente la tipica usanza carnevalesca di preparare pietanze grasse in vista dell’inizio della Quaresima. L’antica ricetta prevede che la torta soffice, bassa e rettangolare, con un profumo all’arancia e allo zafferano, si decori con il simbolo della città: il giglio.

 

I tortelli del Carnevale ambrosiano.

At last but not least arriviamo fino a Milano dove a Carnevale i tortelli fanno da padroni nel menu dei dolci locali. Cugini delle più famose castagnole, denominati in origine “farsòe”, sono nati a Milano per festeggiare il 19 marzo, il giorno di San Giuseppe, che secondo la Bibbia era un “industriante in friggitoria”. L’ impasto ha una consistenza piuttosto fluida, viene immerso nell’olio caldo a cucchiaiate, aumentando così il suo volume ma rimanendo cavo all’interno. Per renderli ancora più golosi, si possono farcire con crema pasticcera, al limone, chantilly o al cioccolato.

 

Come resistere alla tentazione di assaggiare almeno uno di questi dolci di carnevale tipici regionali! Si può persino tentare di prepararli a casa per poterli assaggiare tutti e togliersi lo sfizio. Bando alle ciance, l’estate è ancora lontana, possiamo goderci ancora qualche strappo alla regola sulla dieta e chiudere il carnevale in piena goduria! Che aspetti?
Corri nei nostri supermercati per trovare tutti gli ingredienti che ti servono per dilettarti in cucina, oppure puoi provare a cercarli già pronti nei nostri food stores!
In ogni caso: Buon appetito!